Conosciamo il Cadore
Il Cadore, come area o regione geografica, comprende tutto il bacino idrografico del fiume Piave dalla sua sorgente sul monte Peralba alla località di Termine di Cadore. Il Cadore viene generalmente suddiviso nei seguenti sub-territori: Il Comelico, Sappada, Il Centro Cadore con l'Oltrepiave e la Valle del Boite Il comune di Cortina d'Ampezzo, che fa parte del Cadore geografico, fu staccato politicamente dal Cadore (e dalla Repubblica di Venezia) per conquista da parte di Massimiliano d'Asburgo nel 1511 ed è rimasto fino al Trattato di Saint Germain (1919) sotto l'impero asburgico, maturando una propria identità ampezzana, anche se la lingua ladina di Cortina e quella degli altri paesi cadorini sono rimaste similissime. Anche Sappada, alla testa della valle del Piave, conserva una propria peculiarità storica e linguistica rispetto al resto del Cadore. Le parlate sono tutte di ceppo ladino ad eccezione del sappadino, dialetto germanofono. Magnifica Comunità e vecchie "Regole" I comuni del Cadore, che si raccolgono nella Magnifica Comunità di Cadore sono: Auronzo di Cadore, Borca di Cadore, Calalzo di Cadore, Cibiana di Cadore, Comelico Superiore, Danta di Cadore, Domegge di Cadore, Lorenzago di Cadore, Lozzo di Cadore, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve di Cadore, San Nicolò di Comelico, San Pietro di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Vito di Cadore, Sappada, Selva di Cadore, Valle di Cadore, Vigo di Cadore, Vodo di Cadore, Zoppè di Cadore. La Magnifica Comunità, istituzione che affonda le sue radici nel Medioevo, raggruppa perciò tutti i comuni del Cadore; Cortina se ne auto-esclude. Ancora oggi molte parti di territorio, soprattutto boschivo, sono di proprietà regoliera, cioè appartenenti agli eredi degli antichi abitatori costituiti in "regola" (ne esistono diverse) enti giuridici con propri Statuti derivanti dagli antichi Laudi (sec.XIII-XIV). Tali proprietà collettive sono indivisibili, inalienabili ed inusucapibili e sono destinate soprattutto ad attività agro-silvo-pastorali. Fiumi e laghi Il territorio del Cadore è attraversato dai fiumi Piave Boite e Ansiei oltre che da numerosissimi torrenti di minore interesse. Inoltre un numero notevole di laghi arrichisce il patrimonio idrico della zona , tra i quali i laghi di Misurina,Sorapiss.I laghi di Centro Cadore, Auronzo Comelico e Valle sono artificiali . Storia del Cadore Il ritrovamento dell'Uomo (sepoltura mesolitica) di Mondeval, località tra Selva di Cadore e San Vito di Cadore, testimonia la presenza umana in Cadore nel periodo preistorico.Alcuni studiosi ritengono però che la più antica popolazione stanziatasi fosse composta da tribù celtiche, popolazioni di origine indoeuropee diffuse nell'Europa centrooccidentale caratterizzate da una comune cultura. Ai Celti subentrarono gli Euganei che hanno lasciato numerose testimonianze messe in luce dai ritrovamenti. Sostituirono l’egemonia degli Euganei, i Paleoveneti (VI-V secolo a.C.), i Galli Insubri "Catubrini", facies (tribù) di stirpe celtica con numerosi contatti oltralpe e molte similitudini con i Carni del Friuli, dai quali deriva il nome Cadore. Sembra che già dal 184 a.C. (per alcuni in epoca successiva) il Cadore fosse sottomesso ai Romani che lo aggregarono alla X Regio Venetia et Histria con capitale Aquileia. Di questo periodo restano numerose testimonianze costituite da lapidi, cippi, monete e medaglie, mentre è di costruzione romana la strada passante per la valle del Piave che collegava il territorio con la pianura da una parte e Dobbiaco e la Carinzia dall’altra. All'inizio del IV secolo il Cadore era quasi tutto cristianizzato per opera di missionari aquileiesi. Caduto l’Impero romano nel 476 si avvicendarono dapprima gli Eruli (476-493), poi, via via, gli Ostrogoti (493-553), i Bizantini (553-568), i Longobardi (568-774), i Franchi (774-884), i Duchi di Carinzia (884-1077) per poi passare sotto il Principe Patriarca di Aquileia (1077) che lo concesse in epoca successiva in vassallaggio ai Colfosco (Collalto) e per eredità diretta ai Da Camino fino al 1335 anno dell’estinzione di questo casato. Attorno al XIII secolo le Comunità di villaggio cadorine (regole) si federarono dando origine alla Magnifica Comunità di Cadore che ottenne dal Conte Biaquino Da Camino i primi statuti cadorini (nel 1235). Dal 1337 al 1347 i cadorini firmarono un patto di indipendenza con Giovanni di Carinzia e Carlo di Boemia per ritornare poi sotto il Patriarcato fino al 1420, anno in cui la Serenissima di Venezia pose fine al potere temporale dei patriarchi. Alla caduta del potere temporale dei Patriarchi, i Cadorini, liberi da obblighi di fedeltà, votarono la loro dedizione alla Serenissima ottenendo in cambio una ampia autonomia amministrativa che gestivano attraverso le forme autoctone di governo previste dagli Statuti Cadorini (Magnifica Comunità di Cadore, Regole);da allora fino al 1797 il Cadore viene descritto come "extremus Venetorum ager". A quei tempi il Cadore era diviso in dieci centenari, compreso l’Ampezzo. Il governo della Comunità risiedeva a Pieve presso il palazzo nel quale si riunivano i 27 membri eletti dalle 27 Regole (Comunità di villaggio dotate di propri statuti). Nel 1508, a Rusecco nei pressi di Valle, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo subì una sanguinosa sconfitta da parte delle truppe veneziane, comandate da Bartolomeo d’Alviano, coadiuvate dalle milizie (cernide) cadorine. Nel 1509 le truppe imperiali, ritornate per vendicare, subirono una nuova sconfitta. La guerra (Lega di Cambrai contro Venezia) si protrasse per alcuni anni e, alla stipula della pace, l’imperatore ottenne l’Ampezzo, che quindi fu staccato dal Cadore pur conservando gli statuti cadorini anche in ambito imperiale. Per quasi tre secoli seguì un periodo di relativa calma sempre sotto la protezione della Repubblica di S.Marco finché nel 1797 Napoleone pose fine alla Serenissima e, dopo un paio d’anni, cedette il territorio all’Austria fino al 18 marzo 1805, anno in cui le province venete furono riunite al napoleonico Regno Italico; venne introdotto il Codice napoleonico, soppresse le Regole con i loro Laudi ed istituiti i Comuni (intesi come municipalità). Alla caduta di Napoleone nel 1814 il Cadore passò sotto l’Austria che costituì il Regno Lombardo-Veneto e, dopo le vicende del Risorgimento italiano passò sotto il sabaudo Regno d’Italia nel 1866 al termine della terza guerra d’indipendenza, della quale in Cadore si ricorda il combattimento di Tre Ponti in prossimità di Vigo, avvenuto il 12 agosto 1866. Il Cadore nel Risorgimento Nel 1848 il Cadore partecipò attivamente al Risorgimento. In Italia andava via via maturando lo spirito nazionale che si concretava nella richiesta di statuti che assicurassero la partecipazione del popolo alla vita politica. Palermo insorgendo contro Ferdinando II, il 12 gennaio 1848, l'obbligò a concedere la costituzione. Poi, anche Leopoldo II (17 febbraio), Carlo Alberto (4 marzo) e Pio IX (14 marzo) dovettero concedere uno statuto che trasformò le relative monarchie da assolute a rappresentative. Rimaneva refrattaria l'Austria che governava direttamente il Lombardo Veneto ed esercitava la sua forte influenza di grande potenza su tutta l'Italia. Il 17 marzo insorgeva Venezia che si costituì in Repubblica. Il 28 marzo il Municipio di Cadore inviava al Governo provvisorio della Repubblica Veneta il seguente indirizzo: “Se il grido di Viva la Repubblica, Viva San Marco, fu come scossa elettrica per tutti gl'Italiani alla Veneta dominazione soggetti, qual'effetto immenso, indescrivibile, questo magico grido non doveva portare ai Cadorini petti? Sì, i Cadorini, datisi volontariamente alla Repubblica, onorati del titolo di Fedelissimi – titolo mai smentito e che mai cessarono dal meritare.- E gli ordini della Repubblica, ora felicemente risorta, essi attendono i mpazienti, onde potersi a quelli uniformare e con quelli sé reggere”. Con evidenza le dominazioni francese prima ed austriaca poi, susseguitesi al 1797 anno della fine della Serenissima, non erano state per nulla digerite. I Cadorini, sotto la guida militare di Pier Fortunato Calvi che organizzò la guardia civica ed i corpi franchi, opposero una tenace resistenza all'Austria, scrivendo una delle più belle pagine del Risorgimento italiano. “La difesa del Cadore fu vera guerra di montagna e fu la più eloquente manifestazione dell'ingegno acuto di Calvi e della sua sapienza militare, non comune per quei tempi”. Al Comune di Pieve di Cadore fu assegnata la Medaglia d'Oro al Valore Militare nel 1898 “per la memoranda e tenace resistenza fatta nel 1848 dalle popolazioni cadorine contro soverchiante ed agguerrito invasore”. Il Cadore durante la Prima guerra mondiale Nel corso della prima guerra mondiale (1915-1918) il Cadore fu teatro di guerra. Si combatté una logorante guerra di posizione sulle Tofane ( il Sacrario di Pocol rende omaggio a 9707 caduti italiani)[3], sul monte Piana, dove è ancora possibile vedere le trincee e le postazioni di ambedue gli eserciti, oggi recuperate per motivi di testimonianza, e su tutta la linea del fronte dolomitico. L'attuale Museo nelle nuvole, curato dall'alpinista Reinhold Messner è situato, ad oltre 2000 metri, proprio nel forte di Monte Rite, uno dei forti della linea di difesa Maè-Cadore: infatti, il Regno d'Italia considerava il territorio come un possibile fronte "caldo" e questo lo si poté percepire tra la fine dell'800 ed i primi anni del '900 quando, nonostante la Triplice Alleanza con l'Austria e la Germania, finanziò la costruzione di imponenti fortezze situate in posizioni che avrebbero dovuto essere strategiche. La guerra, purtroppo, dimostrò l'inutilità di simile linea di difesa perché i forti furono abbandonati di fretta in seguito alla ritirata del 1917 conseguente alla disfatta di Caporetto. Il Cadore con ciò fu occupato militarmente e riconquistato nelle ultime fasi della guerra (30 ottobre 1918). Anche la linea ferroviaria che raggiunge Calalzo, terminata non per caso nel 1914, fu una infrastruttura importante di servizio per il fronte. Nel maggio 1915, all'atto della dichiarazione di guerra, gli austriaci abbandonano queste cime (e così altre nella zona) e si ritirano nei punti fortificati a val di Landro. Pochi giorni dopo gli alpini occupano la cima sud di Monte Piana. La notte del 7 giugno 1915 gli austriaci, dopo una intensa preparazione di artiglieria e aspri combattimenti, si attestano sulla cima nord. Il 19 luglio, gli alpini assaltano le trincee austriache supportati dall'artiglieria ma, dopo i pesanti bombardamenti dell'artiglieria nemica di Malga Specie e di Monte Rudo e del contrattacco, si ritirano sulle postazioni di partenza; la conquista è svanita e la cima nord torna austriaca. Dopo queste operazioni iniziano grossi lavori di costruzione di caverne e gallerie in roccia, per il riparo delle truppe: le linee distano solo poche decine di metri; questo fronte diventa un punto chiave. Gli assalti, le carneficine, lo stillicidio di vite umane continuano ancora per 27 mesi, limitate solo dal freddo e dalla grande quantità di neve. Il 22 ottobre 1917 alle 5 di mattina gli austriaci mettono in atto un poderoso attacco per distogliere l'attenzione dei comandi italiani dall'ormai prossimo attacco in forze sull'Isonzo (Caporetto). Al pesante bombardamento segue un assalto alla baionetta; a mezzogiorno il comando austriaco dà l'ordine di ripiegare e l'attacco si esaurisce sulle stesse posizioni. Il 24 ottobre '17 le armate austro-ungariche sbaragliano la II armata italiana nella rotta di Caporetto e passano l'Isonzo. Il 3 novembre '17, alle ore 17 le truppe alpine della IV armata (armata delle Dolomiti) ricevono l'ordine di abbandonare le postazioni per ripiegare sulla nuova linea che fa del Monte Grappa il nuovo perno centrale di difesa con il Pasubio a ovest e il Piave a est, per l'ultimo anno di guerra. Il 30 ottobre 1918 le truppe italiane rioccupano il Cadore a seguito della ritirata degli austro-ungarici ormai demotivati e ridotti alla fame. La guerra finirà dopo pochi giorni. |
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